Cosa prevede e perché può interessare anche le imprese operative
Negli ultimi mesi si è parlato spesso di un nuovo contributo pubblico a sostegno della digitalizzazione delle PMI.
Per molte imprese la domanda è pratica: questo incentivo riguarda solo interventi informatici specialistici o può coprire anche strumenti digitali utili alla gestione quotidiana dell’azienda?
Il nuovo intervento del Ministero delle Imprese e del Made in Italy introduce un quadro che merita attenzione, perché include non solo soluzioni legate alla sicurezza informatica, ma anche servizi digitali utilizzati per l’organizzazione e i processi aziendali.
Vediamo cosa prevede il bando e perché vale la pena seguirlo con attenzione.
I dati essenziali del contributo
Il bando prevede:
- dotazione finanziaria complessiva: 150 milioni di euro
- contributo a fondo perduto pari al 50% delle spese ammissibili
- massimale fino a 20.000 euro
- investimento minimo richiesto: 4.000 euro
- destinatari: PMI e lavoratori autonomi
- apertura delle domande prevista dal 4 marzo 2026
È importante sottolinearlo: il bando è stato pubblicato, ma non è ancora pienamente operativo. Sono infatti attesi i provvedimenti attuativi che definiranno modalità di presentazione, criteri di valutazione e tempistiche di rendicontazione.
Oltre l’aspetto tecnico
Il contributo non si limita alle sole soluzioni hardware e software dedicate alla sicurezza informatica, ma include anche strumenti digitali utilizzati per la gestione di dati, attività e processi aziendali, secondo le categorie previste dal bando.
Questo amplia il perimetro dell’agevolazione rispetto a una lettura puramente tecnica e rende il contributo potenzialmente rilevante anche per imprese che utilizzano strumenti digitali a supporto dell’organizzazione del lavoro.
Software cloud: cosa significa nella pratica
Nel testo del bando rientrano anche servizi software erogati in cloud, cioè strumenti accessibili via internet, senza installazioni locali, che vengono aggiornati e gestiti direttamente dal fornitore.
In questa categoria rientrano potenzialmente, se coerenti con le voci previste, anche software utilizzati per:
- la gestione aziendale;
- l’amministrazione;
- la gestione dei processi e dei flussi di lavoro.
Si tratta di soluzioni che consentono di lavorare su dati centralizzati, accessibili da più soggetti e aggiornati nel tempo, secondo le modalità previste dal servizio.
Perché questo contributo può riguardare anche l’operatività
Per molte imprese il tema non è adottare nuove tecnologie, ma mantenere continuità e controllo nelle attività quotidiane.
Quando:
- i dati devono circolare tra ufficio e territorio,
- più persone lavorano sugli stessi progetti,
- i processi cambiano nel tempo,
- è necessario tracciare attività, documenti e decisioni,
diventa rilevante poter contare su strumenti digitali affidabili e condivisi.
Il bando prevede tra le spese ammissibili anche servizi cloud in modalità SaaS, tra cui rientrano software gestionali, strumenti per l’amministrazione e sistemi per la gestione dei processi aziendali, secondo le categorie espressamente indicate nel testo dell’incentivo.
L’effettiva ammissibilità delle singole soluzioni dipenderà in ogni caso dai criteri che saranno definiti nei provvedimenti attuativi, attualmente in attesa di pubblicazione.
Cosa ha senso fare adesso
In questa fase non è ancora possibile presentare domanda, ma è utile prepararsi.
In particolare, può avere senso:
- verificare che tipo di software viene utilizzato oggi (locale o cloud);
- capire se gli strumenti in uso o in valutazione rientrano nelle categorie previste dal bando;
- monitorare l’uscita dei decreti attuativi per avere conferme definitive sulle spese ammissibili.
Come spesso accade per questo tipo di misure, arrivare preparati consente di evitare decisioni affrettate e di valutare con maggiore consapevolezza eventuali investimenti.
Un’opportunità da leggere nel modo giusto
Il contributo MIMIT per la digitalizzazione delle PMI non è una misura automatica né una soluzione valida per tutti.
È però un intervento che amplia il perimetro degli investimenti agevolabili, includendo anche servizi digitali utilizzati nella gestione aziendale, secondo quanto previsto dal bando.
Per le imprese operative, la vera opportunità è capire se e in che misura questo incentivo possa sostenere investimenti già in valutazione, evitando di rincorrere soluzioni non coerenti con le esigenze reali o con il quadro normativo.
LINK utili per approfondimenti
- Decreto ministeriale 18 luglio 2025 – Sostegno alla domanda di servizi di cloud computing e cybersecurity
- Decreto direttoriale 21 novembre 2025 – Modalità attuative dell’incentivo per i servizi di cloud computing e cybersecurity
- Ministero delle Imprese e del Made in Italy – Sostegno alla domanda di servizi di cloud computing e cybersecurity