Decreto sicurezza lavoro

Decreto Sicurezza Lavoro 2025: cosa cambia davvero per i cantieri

Il Decreto Sicurezza Lavoro 2025, pubblicato il 31 ottobre scorso, introduce misure che incidono direttamente sulla gestione quotidiana dei cantieri.
Non si tratta di una rivoluzione normativa, ma di un intervento che sposta l’attenzione su alcuni aspetti che, nella pratica, risultano delicati: identificazione del personale, gestione dei subaffidamenti, aggiornamento dei documenti di sicurezza e coerenza operativa.

1. Il badge digitale: una nuova forma di identificazione in cantiere

Tra le misure introdotte dal Decreto Sicurezza Lavoro 2025, il badge digitale è sicuramente quella che ha generato più attenzione. Il decreto stabilisce l’obbligo di introdurlo dal 31 dicembre 2025 nei cantieri pubblici e dal 1° marzo 2026 nei cantieri privati, ma per renderlo pienamente operativo è necessario attendere il decreto attuativo, previsto entro febbraio 2026, che definirà modalità tecniche, procedure di controllo e criteri di interoperabilità con i sistemi nazionali. Nel frattempo è già in corso una fase di sperimentazione, avviata nell’estate 2025 in alcuni cantieri pilota, utile per testare strumenti e processi prima dell’applicazione su larga scala.

Al di là delle scadenze, il badge digitale introduce una modalità più strutturata di registrazione delle presenze in cantiere. La tessera, dotata di codice univoco e prevista anche in formato digitale, richiederà di gestire l’accesso delle persone in modo più sistematico, soprattutto nei cantieri dove operano imprese diverse o dove le squadre ruotano con frequenza. È un cambiamento che incide principalmente sull’organizzazione degli ingressi e sulla coerenza della documentazione relativa al personale presente. L’obiettivo è rendere più chiaro chi sta lavorando in un determinato momento, un aspetto che nella pratica può risultare articolato quando le lavorazioni si sovrappongono o quando interagiscono figure provenienti da realtà differenti.

2. Subappalti e tracciabilità delle attività

L’eliminazione del limite percentuale per il subappalto non ha ridotto il livello di attenzione richiesto alle imprese.
Al contrario, il Decreto rafforza l’importanza di una gestione ordinata dei rapporti di subaffidamento.

La questione centrale non è la quantità, ma la capacità di:

  • documentare chi è stato autorizzato a operare,
  • verificare che l’idoneità sia coerente con le attività svolte,
  • mantenere allineati documenti e organizzazione quotidiana del lavoro.

In cantieri dinamici, dove possono alternarsi imprese diverse nell’arco della stessa settimana, questo passaggio assume un valore concreto: una gestione disordinata può creare discrepanze difficili da spiegare in sede ispettiva.

3. Controlli e coerenza tra documenti e attività reali

Negli ultimi anni la vigilanza ha già mostrato una particolare attenzione agli scostamenti tra quanto previsto nei documenti e quanto avviene realmente sul campo.
Il Decreto conferma questa direzione.

Soprattutto nei cantieri complessi, aggiornare POS, PSC e istruzioni operative non è sempre semplice. Le varianti, l’evoluzione delle fasi di lavoro e la presenza di più imprese rendono inevitabile una certa distanza tra documenti e realtà.
Il nuovo quadro normativo non introduce obblighi inediti, ma chiede che questa distanza venga gestita in modo più tempestivo.

Non è una richiesta teorica: riguarda l’operatività quotidiana.
Quando una lavorazione cambia modalità o tempi, il documento deve seguirla; non per burocrazia, ma per evitare che le prescrizioni di sicurezza perdano aderenza.

4. Formazione: dal requisito formale alla necessità di coerenza operativa

Il Decreto dedica una parte significativa al tema della formazione, rilanciando l’esigenza che sia effettiva, aggiornata e verificabile. Non si limita a ribadire l’obbligo dei corsi: introduce un orientamento che punta a rendere più trasparente l’intero percorso formativo di ogni lavoratore.

Una delle novità più rilevanti è la progressiva integrazione del fascicolo formativo digitale, che dovrà raccogliere, in modo interoperabile con le piattaforme nazionali, attestazioni, abilitazioni e aggiornamenti. Questo dovrebbe semplificare le verifiche durante le attività ispettive, rendendo immediatamente consultabili i requisiti di ciascun operatore, compresi quelli provenienti da imprese terze o da subappaltatori.

Il decreto richiama inoltre la necessità che i soggetti formatori rispettino criteri più rigorosi, in attesa della revisione completa del sistema di accreditamento. L’obiettivo è evitare percorsi non adeguati alle mansioni svolte e assicurare che la formazione sia coerente con il livello di rischio del lavoro assegnato.

Per molte imprese, questo si tradurrà soprattutto in un lavoro di coordinamento: mantenere allineati i documenti, verificare la validità degli aggiornamenti e poter dimostrare, con immediatezza, la corrispondenza tra qualifiche dichiarate e attività effettivamente svolte in cantiere.

5. Incentivi e riconoscimenti per le imprese più strutturate

Accanto agli obblighi, il Decreto introduce la possibilità di prevedere forme di premialità per le imprese che dimostrano livelli elevati di organizzazione della sicurezza. La misura non è ancora pienamente definita nei dettagli operativi, ma la direzione indicata è quella di una progressiva applicazione del principio “bonus–malus”.

Il testo apre infatti alla revisione delle aliquote contributive, con un possibile meccanismo di oscillazione in base all’andamento infortunistico e alla regolarità dell’impresa. In prospettiva, le aziende che adottano processi strutturati di gestione della sicurezza, che mantengono la documentazione aggiornata e che non presentano irregolarità nelle verifiche, potrebbero beneficiare di condizioni contributive più favorevoli a partire dal 2026.

Rientra in questo scenario anche la possibilità di accedere a percorsi semplificati nei procedimenti di verifica, grazie alla disponibilità di dati interoperabili e di documentazione più ordinata. Non è ancora chiaro quali saranno i criteri precisi per l’assegnazione delle premialità: saranno definiti nei prossimi provvedimenti attuativi. Tuttavia, la direzione è tracciata: distinguere le imprese che operano con continuità e coerenza da quelle che mantengono approcci più frammentati.


Conclusioni

Il Decreto Sicurezza Lavoro 2025 non cambia la natura dei cantieri, ma introduce alcuni elementi che ne influenzano l’organizzazione quotidiana. L’introduzione del badge digitale, la maggiore attenzione alla coerenza della formazione e le possibili forme di premialità delineano un quadro in cui la tracciabilità delle persone, delle competenze e dei processi diventa più rilevante.

Per le imprese, la sfida sarà integrare queste novità all’interno di flussi già consolidati, mantenendo continuità nelle attività e chiarezza nella gestione. In un settore caratterizzato da lavorazioni variabili, più imprese coinvolte e tempi spesso stretti, l’efficacia di questi interventi dipenderà molto dalla capacità di armonizzarli con le specificità operative di ogni cantiere.

Il decreto fissa dunque una direzione, ma la sua piena attuazione si misurerà nella pratica: nelle decisioni organizzative delle imprese, nel coordinamento tra gli attori coinvolti e nella capacità di tradurre nuove richieste normative in procedure sostenibili per chi lavora sul campo ogni giorno.

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